Quando la terra e il cuore tremano

Foto: Roberta Krasnig

Incontro Annalisa De Simone in una piccola libreria romana durante la presentazione del suo secondo libro Non adesso, per favore (Marsilio), appena candidato al Premio Strega 2016.

Noto per prima cosa il suo magnetismo, la naturalezza con cui cattura e gestisce l’attenzione su di sé. Affabulatrice attenta e concisa, attrice e scrittrice, è quasi per definizione un animale da palcoscenico. La De Simone calibra senza impaccio le risposte, sceglie con accortezza i vocaboli, a tratti stupisce ma senza scomporsi. Con la sensibilità descrittiva che caratterizza il suo romanzo, con lo stesso stile crudo e divertito, Annalisa mi parla di Non adesso, per favore e di sé.

Il titolo: come, dove, perché?

Allora, fa strano perché il primo in classifica in questo momento è Adesso di Chiara Gamberale… Quindi dipende dai punti di vista: “non adesso, per favore” è il mio. In realtà i miei personaggi invocano un “non adesso, per favore” perché si trovano di fronte a delle complessità di vita, di fronte alle quali dicono: “no, vi prego, fermate il mondo, voglio scendere”. Perché è troppa la difficoltà di affrontare un rapporto di coppia traballante come quello che la protagonista femminile vive con il protagonista maschile. E poi la tragedia del terremoto che incombe all’interno della narrazione, rendendo ancora più difficoltoso tutto il suo percorso di vita.

 Una domanda se vogliamo d’obbligo, per Fabrique: Annalisa attrice e scrittrice. Quanto e come le due parti interagiscono?

In realtà in questo momento io sono concentrata sulla scrittura, è la strada che voglio continuare a percorrere se mi sarà permesso farlo. L’esperienza di attrice però si riversa nella scrittura, perché tutto quello che ho fatto di creativo – ho iniziato con la danza e con la coreografia, e poi c’è stata questa parentesi dell’attrice – mi è servito per approcciare alla scrittura in modo diverso. Io ad esempio quando scrivo i dialoghi li recito, anche con voci un po’ diverse… per capire il ritmo, la musicalità, la credibilità di quello che scrivo. E quindi, per assurdo, fare l’attrice mi è servito tanto per poi avere un rapporto con la parola scritta che fosse anche un po’ interpretato.

Non adesso, per favore è un libro su una falsa storia d’amore. È poi un libro sull’AquDeSimoneNONADESSOpiattoila e sul terremoto. Ma io ho trovato che sia anche, e soprattutto forse, un libro sul rapporto tra un padre e una figlia. Da dove sei partita?

Mi fa molto piacere che tu mi faccia questa domanda, perché in realtà la figura del padre è un po’ bistrattata e arriva sempre dopo i due elementi che colpiscono di più, che sono la storia d’amore fra i due protagonisti e la vicenda del terremoto. Invece la figura del padre non solo ha un suo spazio molto importante nell’economia del racconto, ma è un personaggio a cui io sono molto affezionata perché è ricco di luci e di ombre. È una persona capace di grande tenerezza e poi di raptus violenti che fanno soffrire i suoi familiari e in primis, forse, lui. Io credo che attraverso il rapporto fra il padre e la protagonista si intuisca anche un po’ di più quello che è l’amore malato di lei… Malato è una parola che però io non voglio usare: l’amore asimmetrico, altalenante.

Il sesso: cosa succede quando Annalisa si mette davanti al suo computer e scrive una scena di sesso? Che tra l’altro è resa in maniera originale, senza retorica.

Questo forse è un qualcosa che mi ha dato la recitazione. Io rifletto sui miei personaggi in maniera ossessiva. So perfettamente come vestono, quello che hanno nel frigo, a cosa pensano, come mangiano, che film vedono… e quindi anche come fanno l’amore. C’è un rapporto tra maestro e discepola, che poi diventa anche un rapporto tra geisha e uomo succube della sua giovinezza. Ecco, in un rapporto del genere il sesso andava a creare una luce su delle zone d’ombra che tra di loro erano poco comprensibili. Ma scrivo una scena di sesso come una scena a tavola, con la consapevolezza di essere meticolosa sui dettagli.

C’è una vena malinconica, sotterranea ma non troppo, in tutto il libro. Verso il passato ma anche verso “il futuro che non c’è”. Ti chiedo quindi: si può essere felici e malinconici insieme?

È una domanda molto intelligente, tanto che non so risponderti (ride). Ti dico che nella vita mi è capitato di essere felice, e credo che la felicità spaventi… o almeno io mi guardo dal di fuori e sono terrorizzata, perché significa affezionarsi a uno stato che poi può svanire da un momento all’altro.

Di Chiara Del Zanno

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