Il pianeta illustrato di Flavia Sorrentino, dove si incontrano letteratura e sogno

 

«Succede, come dice il saggio, che quando il discepolo è pronto il maestro compare» racconta Flavia Sorrentino, talentuosa disegnatrice trentatreenne romana che ha recentemente illustrato copertine di romanzi di formazione per Mondadori. La casa editrice l’aveva notata sul web dopo che lei aveva pubblicato alcune illustrazioni di libri letti da ragazzina: Jane Eyre e Orgoglio e pregiudizio.

Lei è un esempio di come il web, se usato con intelligenza da parte dei creativi, possa diventare un volano di comunicazione efficace per promuovere il proprio lavoro. Il suo portfolio contiene molti dei suoi lavori, basta dargli un’occhiata per atterrare su un pianeta dove si incontrano armonicamente letteratura e disegni. Sul suo blog invece si trovano riflessioni e schizzi.

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Flavia ha scritto e illustrato anche un romanzo tutto suo, La bella quasi addormentata. La vera storia della bella addormentata nel bosco.

«Dopo il liceo classico per un fortuito caso sono venuta a sapere dell’esistenza dell’Accademia di illustrazione e comunicazione visiva. Da lì mi sono resa conto che molte cose della mia vita parlavano d’illustrazione solo che presa da altro non ci avevo mai fatto caso».

Perché lavori più con l’estero (Francia) che con l’Italia?

Ho iniziato con la Francia e poi con altri paesi al di fuori dell’Italia, perché a oggi grazie a internet è possibile guardare oltre al proprio mercato editoriale. La Francia mi ha dato una possibilità e io l’ho colta crescendo come professionista. Poi il tempo è maturato per collaborazioni editoriali anche in Italia.

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Cosa manca al nostro Paese per valorizzare i talenti?

In termini creativi a questo Paese non manca nulla, questo è molto chiaro, non è solo una mia impressione. Tantissime persone hanno uno spiccato talento creativo, quello che manca è vederne il potenziale, anche come forma economica. Rispetto ad anni fa il termine “illustratore” oggi è molto più valorizzato e se ne parla molto attraverso la creazione di eventi. Il grande lavoro di divulgazioni di gruppi di persone che svolgono questo mestiere è importante. Quello che personalmente spero è che insieme allo sviluppo conoscitivo, si sviluppi anche una sana critica personale che permetta di capire cosa è fuffa e cosa no. Noi esseri umani siamo abitudinari e lo è soprattutto il nostro occhio.

Qual è il tuo universo visivo di riferimento?

Il primo amore è stato Toulouse Lautrec, conosciuto negli anni del liceo insieme a Caspar David Friedrich, da lì ho approfondito la conoscenza dell’arte visiva dalla grafica con creativi come Saul Bass, Steinweiss per arrivare al moderno Chip Kid passando dalla fotografia che amo principalmente in bianco in nero come quella di Brassai per i forti chiari scuri, e i tagli di luci che si ritrovano anche nei film prima della creazione del technicolor.

Amo molto il cinema del passato soprattutto quello americano degli anni ’50 per il tipo di utilizzo della fotografia e la cura delle palette di colori: credo che i dettagli siano una forma di amore artistica, se non finiscono per essere troppo logici e matematici.

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Cosa sogni per te?

Essenzialmente sogno di poter fare quello che amo, ossia raccontare per capire, senza aggrapparmi a una forma di comunicazione visiva. A oggi ho la possibilità che questo avvenga attraverso l’illustrazione, ma chissà nel futuro.

Cosa c’è di te bambina in questi sogni e nel tuo lavoro?

C’è sicuramente la sua voglia di comunicare quello che vede e sente e goderne il processo, attenta a non essere invadente. Ci vuole cura per entrare nella vita degli altri.

di @cristianaraffa

 

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