La nuova legge cinema fra molte speranze e qualche dubbio

 

Approvata in via definitiva alla Camera, lo scorso 3 novembre con 281 sì, 97 no e 17 astenuti, la nuova legge sul cinema e l’audiovisivo, voluta dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, che entrerà in vigore dal 1° gennaio del 2017, apre una breccia di speranza e innovazione nel panorama dell’industria cinematografica italiana, dopo decenni di mancate riforme.

Questo provvedimento prevede un significativo aumento dei fondi che saranno destinati alla produzione cinematografica e al cinema in generale nel 2017 e negli anni a venire, e una serie di misure che dovrebbero consentirne il migliore utilizzo. Fino a quest’anno, le risorse destinate all’industria cinematografica ammontavano a 260 milioni di euro, dall’anno prossimo saliranno a 400 milioni, una cifra davvero grande, se spesa nel modo giusto.

La parte più interessante della legge riguarda l’intervento a sostegno dei “nuovi operatori” del cinema. Nel nuovo Fondo per il cinema e l’audiovisivo, infatti, è prevista una quota, non superiore al 18%, “riservata” a giovani autori, opere prime e seconde, piccole sale e piccoli festival, ma cui potranno accedere anche grandi colossi. E proprio da qui parte la critica mossa dall’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) che si è battuta strenuamente affinché questa quota fosse effettivamente del 18% e soprattutto fosse interamente destinata alla produzione del cinema di qualità e alle sale che lo programmano. Nonostante riconosca il grande impegno del Ministro, l’ANAC sottolinea però come all’interno di questo 18% una parte sia ingiustamente destinata anche a grandi realtà industriali come la Biennale di Venezia, l’Istituto Luce e il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Altra critica mossa dall’ANAC riguarda lo scostamento rispetto al modello della legge francese, che prevede contribuiti molto più alti rispetto a quelli italiani e salvaguarda la produzione nazionale, prevedendo una tassa sulle produzioni oltreoceano, cosa che da noi non avviene.

L’ANAC inoltre auspica che non siano più concessi “sconti” alle produzioni audiovisive più forti (che fino ad adesso hanno goduto della concessione del credito d’imposta in modo indiscriminato) e che siano invece favorite le produzioni straniere, con lo scopo di aumentare le coproduzioni con l’Italia.

Sono comunque da sottolineare due aspetti davvero innovativi e importanti della nuova legge: il primo riguarda la digitalizzazione del patrimonio cinematografico, fondamentale per cineteche e archivi storici, che vedranno così aumentare le risorse disponibili per la digitalizzazione, conservazione e restauro delle pellicole che giacciono nei loro archivi, perché è importante guardare al futuro, ma senza dimenticarsi del passato. L’altro aspetto riguarda i finanziamenti – anche a fondo perduto – per ristrutturare e rimettere in esercizio le troppe sale cinematografiche dismesse in comuni al di sotto dei 15.000 abitanti.

Importante infine anche l’abolizione del sistema delle commissioni ministeriali per l’attribuzione dei finanziamenti concessi in base all’“interesse culturale” dell’opera,  metodo che, in certi casi, ha dato adito a qualche dubbio.

 

a cura di Margherita Giusti Hazon 

 

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