“Il bello delle donne…” non piace più?

 

La nuova stagione della fiction di Mediaset si apre con un esordio deludente, a fronte dei buoni andamenti della fiction di RAI1 e all’imminente e atteso debutto di quella di RAI2 (Porta rossa).

Il primo titolo messo in onda da Canale5 nel 2017, Il bello delle donne… alcuni anni dopo, revival, in 8 puntate, di un grande successo degli anni  passati (2001-2003), ha raggiunto un ascolto del 12% nelle prime due puntate, pari a circa 3 milioni di telespettatori, per scendere ulteriormente, nella terza puntata di venerdì 27 gennaio, al 10,93% e a 2,6 milioni circa di spettatori, in assenza, peraltro, di una significativa contro programmazione di RAI1 (intorno al 14% rispettivamente con Music quiz – Speciale Porta a porta – Music quiz).

Si tratta di un insuccesso che si inserisce nella scia di altri risultati deludenti che hanno riguardato molte delle serie TV proposte da Canale5 nel 2016. Per questo alcuni osservatori parlano di una fase critica della fiction Mediaset, che, attenta solo ai target commerciali, non avrebbe saputo rinnovare la propria offerta e adeguarsi alle forti trasformazioni del sistema televisivo, le cui ricadute sui gusti, sulle abitudini di consumo e sulla stessa composizione dei pubblici di riferimento avrebbero invece richiesto un ripensamento delle strategie editoriali di un genere fondamentale per le reti generaliste.

Senza entrare nel merito di queste riflessioni, che potranno trovare più o meno conferma nei prossimi mesi, è indubbio che la RAI in queste ultime stagioni abbia saputo, con maggior efficacia, consolidare e ampliare il magazzino dei propri titoli “sicuri”, dimostrando una maggior dinamicità anche nella sperimentazione di nuovi percorsi narrativi (si pensi a L’allieva, alla Mafia uccide solo d’estate, a Rocco Schiavone, ai Bastardi), con il risultato che il divario tra la fiction di RAI1 e quella di Canale5 è sensibilmente aumentato.

Questa maggiore solidità dell’offerta RAI è anche riferibile, almeno in parte, a un’accurata strategia di programmazione, imperniata sulla stabilità e sul costante presidio delle collocazioni di palinsesto, peraltro funzionali alle scelte produttive (si pensi alla potenzialità delle tre serate consecutive di fiction: domenica, lunedì e martedì, che hanno consentito sia di gestire con grande flessibilità le “delicate” e preziose miniserie in due puntate, punto di forza dei piani di fiction degli anni passati, sia di alternarle con la lunga serialità, sia di sfruttare tatticamente i possibili raddoppi ravvicinati delle puntate).

La fidelizzazione del pubblico alla fiction RAI è stata senza dubbio facilitata dal fatto di poter contare su un forte bacino di spettatori più anziani, ma è stata perseguita con costanza attraverso la costruzione di appuntamenti fissi coerenti in termini di target di riferimento e di tipologia di prodotto, come nel caso della serata del giovedì. Un appuntamento, quello del giovedì, che nasce in tempi lontani, con Don Matteo 4, per contrastare il successo del reality il Grande Fratello (le cui prime edizioni furono programmate di giovedì), con una contro programmazione totalmente alternativa per genere e per audience, che si è poi consolidata nel tempo grazie al sapiente avvicendamento di alcune  nuove brillanti commedie familiari con l’inossidabile Don Matteo.

Tornando all’attuale scenario presidiato da titoli di RAI1 come Che Dio ci aiuti, Un passo dal cielo, I bastardi di Pizzofalcone, per la fiction Mediaset si profila una stagione particolarmente delicata, in cui i margini di manovra dei prodotti in arrivo rischiano di restringersi anche a fronte della recente entrata in scena di un nuovo competitor: RAI2.

La seconda rete della RAI, dopo essere stata (fine anni ’80-primi anni ’90) l’incubatrice della moderna fiction televisiva, grazie alle felici intuizioni del suo direttore Giampaolo Sodano (va ricordato che anche il mitico Commissario Montalbano nasce su RAI2, dove furono trasmesse le prime tre serie), aveva progressivamente abbandonato questo genere televisivo per sostituirlo con i telefilm seriali americani, che sono stati, e rimangono in parte, un suo asset identitario.

Ora RAI2 modifica la sua strategia e reinveste nella fiction, cercando ovviamente di differenziarsi da RAI1 con serie innovative, adatte al suo pubblico di riferimento più giovane e dinamico.

I titoli finora messi in campo, Ispettore Coliandro, Rocco Schiavone e l’imminente Porta rossa (un mistery firmato «dalla penna del maestro del noir Carlo Lucarelli», con Lino Guanciale e Gabriella Pession, regia di Carmine Elia), si collocano in questa prospettiva.

Con l’entrata in scena di RAI2 e con il conseguente maggior affollamento degli appuntamenti di fiction assisteremo probabilmente a nuovi riposizionamenti di palinsesto e/o a nuove interessanti sfide come quella tra Rocco Schiavone (RAI2) e Solo (Canale5) dello scorso novembre.

di Chicco Agnese

* Sociologo e giornalista, è stato dirigente della RAI dove ha ricoperto importanti incarichi nella sperimentazione, nel marketing di prodotto e nell’area palinsesti e strategie editoriali. È stato autore e redattore in numerosi programmi televisivi tra cui Mixer di Giovanni Minoli, Un po’ artista un po’ no, Eureka e Numeri zero e supervisore della soap Un posto al sole.

 

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