Smetto quando voglio – Masterclass

 

La banda di ricercatori è tornata, con ancora maggiori “competenze”. L’esordio di Sydney Sibilia tre anni fa con Smetto quando voglio, vivace commedia incentrata sulle disavventure di alcuni improbabili ex ricercatori universitari squattrinati che si improvvisavano produttori e spacciatori di smart drugs, aveva lasciato un segno forte. Costituendo una vera e propria boccata d’aria fresca e aprendo la strada a una rinascita del cinema di genere italiano lungamente attesa. Non bisognerebbe dimenticarsi, infatti, che prima di film come Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Perfetti sconosciuti e Mine c’è stata proprio l’opera prima di Sibilia, il trentacinquenne regista salernitano tornato in questi giorni al cinema con Smetto quando voglio – Masterclass, un seguito spassoso e per diversi aspetti sorprendente cui seguirà nei prossimi mesi il terzo e ultimo capitolo della saga.

Masterclass è più ambizioso del primo capitolo sul piano della struttura narrativa. Il film sceneggiato dallo stesso Sibilia con Luigi Di Capua dei The Pills e Francesca Manieri spiazza fin dall’inizio, riprendendo la narrazione esattamente da dove si era conclusa con il primo film, per tornare però poco dopo indietro e concentrarsi in grandissima parte su vicende che a livello temporale si collocano tra la penultima e l’ultima sequenza del primo episodio.

Di conseguenza il film sfugge a una facile catalogazione: pur essendo un seguito, non può essere considerato né un sequel né un prequel. In buona sostanza, potremmo dire che si tratta della rivelazione di quanto accaduto durante un’ellissi narrativa del film del 2014. Una scelta vincente, questa, poiché funzionale a catturare fin da subito l’attenzione e la curiosità dello spettatore. Anche se c’è da segnalare che uno dei giochi d’incastro pensati con la precedente pellicola conduce a un’incongruenza forse sfuggita ai più: l’ispettore di polizia Coletti, che in Smetto quando voglio – Masterclass ricopre un ruolo di primo piano ed è interpretato da Greta Scarano, nella scena di Smetto quando voglio in cui veniva interrogato Alberto/Stefano Fresi (riproposta in questo nuovo film da una differente prospettiva) si udiva per pochi secondi fuori campo con una voce maschile.

Al netto di questa contraddizione, dettata probabilmente dalla volontà di introdurre un personaggio femminile di rilievo che prendesse il posto di quello interpretato da Valeria Solarino (qui meno presente), Smetto quando voglio – Masterclass si rivela un film d’intrattenimento appassionante e divertente, che rispetto al primo episodio punta con maggior decisione e in maniera felice sulla componente action. Trovando proprio nelle sequenze d’azione alcuni dei suoi momenti più esaltanti: a tal proposito, si faccia ad esempio riferimento alla scena in ralenti del capottamento della macchina guidata da Fresi o a quelle degli inseguimenti al treno e alla moto dentro Villa Adriana.

photo by Andrea Pirrello

L’idea di far evolvere in una trilogia un film coraggioso e importante nel contesto del cinema di genere italiano contemporaneo come Smetto quando voglio, sulla carta era davvero rischiosa. E per quanto un giudizio complessivo sull’operazione si potrà dare solo alla fine del terzo capitolo, per ora possiamo senz’altro affermare che Sydney Sibilia è riuscito nel non semplice compito di realizzare un secondo capitolo all’altezza, in grado di non perdere la freschezza, il brio e il ritmo che avevano caratterizzato l’originale.

di Luca Ottocento

 

 

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