A chi giova quella porta (rossa) chiusa?

 

I numerosi fans de La porta rossa”, la fiction di RAI2 scritta da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi, si sono sorpresi ed anche irritati nello scoprire che la 4a puntata della serie televisiva, prevista per venerdì 3 marzo, era stata rinviata e sostituita con il film Non stop. La fiction che inizialmente aveva una cadenza bisettimanale, il mercoledì e il venerdì, nella nuova programmazione andrà in onda solo il mercoledì.

L’improvviso cambiamento di palinsesto trova una spiegazione nell’esigenza aziendale di evitare il ripetersi di una concorrenza interna con la rete ammiraglia, dopo che, il venerdì precedente, il 24 febbraio, Standing ovation, l’intrattenimento di RAI1condotto da Antonella  Clerici, aveva perso 3 punti (scendendo dal 18 al 15%), a fronte del buon risultato de La porta rossa con il 13,24% di share e 3,3 milioni di spettatori. Di fronte a questi risultati non sono mancate le critiche “del giorno dopo” nei confronti di una scelta definita autolesionista «per via dei profili di pubblico molto simili dei due programmi RAI» (entrambi molto femminili, con prevalenza di pubblico di età tra i 45-64 anni e sopra i 65).

In realtà, fino allora, la vera sfida del venerdì sembrava essere quella tra le due fiction in campo, La porta rossa di RAI2 e Amore pensaci tu di Canale5. Una sfida, peraltro, ampiamente vinta da RAI2, considerato il forte calo degli ascolti di Canale5 passato dal 12,2% di share (2,8 milioni) al 9,7% (2,3milioni).

Il ripensamento della RAI nasce probabilmente da un’iniziale sottovalutazione della fragilità del varietà di RAI1, emersa con evidenza in occasione del confronto diretto con La porta rossa, una serie pensata per RAI1 e poi spostata su RAI2 per via del suo “taglio molto sperimentale”, dai forti toni noir, in cui poliziesco e sovrannaturale s’intrecciano in un solo racconto.

Una decisione questa che indica come la programmazione della fiction su RAI2 rimanga comunque problematica, a causa sia dei pochi spazi di palinsesto disponibili, sia dei rischi di sovrapposizione di pubblico con RAI1, inevitabili se si considera che le reti RAI hanno storicamente target di riferimento simili: il cosiddetto “pubblico fedele RAI”, che ha un profilo molto tradizionale e si muove preferibilmente all’interno dei canali della televisione di Stato. I prodotti di fiction, in particolare, per quanto innovativi, risentono di questa contiguità di pubblici e richiedono tempi lunghi per ritagliarsi e fidelizzare i target più giovani e dinamici.

D’altra parte l’intento di riportare la fiction su RAI2 è un progetto recente, che comporta non solo la ricerca di nuovi stili e linguaggi, ma anche la definizione di un assetto di palinsesto stabile e aziendalmente coerente. Finora, alternandosi sulle due sole giornate disponibili, mercoledì e venerdì, RAI2 è riuscita ad avviare un percorso virtuoso prima con il rilancio del trasgressivo Ispettore Coliandro, poi con il dissacrante Rocco Schiavone e ora con La porta rossa, che con i suoi circa 3,3 milioni di telespettatori e un 13% di share (nelle prime tre puntate), nettamente superiore alle medie di rete, apre nuovi interrogativi: qual è il limite del successo consentito a RAI2 in relazione agli obiettivi di ascolto e pubblicitari della rete ammiraglia? Quale sarebbe stata la resa di questa fiction contesa fra le due reti se programmata su RAI1? E di conseguenza quali sono i criteri di assegnazione fra le diverse reti (tasso di sperimentazione, linguaggio, aspettative di ascolto)?

Tornando al nostro venerdì 3 marzo, l’assenza de La porta rossa, e una RAI2 ridimensionata (7,6% di share), sembra, in effetti, aver ridato un po’ di fiato a RAI1, con Standing ovation risalita al 17% (3,8 milioni).

Ma se guardiamo al futuro, a condizionare e a colorire i prossimi venerdì sarà la presenza di un “piccolo grande outsider”. Mi riferisco ai sorprendenti ascolti del debutto di Fratelli di Crozza, che sempre venerdì 3 marzo, su rete NOVE, canale del gruppo Discovery-Italia (Dmax, Focus e Real Time) ha realizzato un ascolto di 1.471.000 telespettatori pari al 5,5% (a fronte di una media di rete intorno all’1%), facendo percepire la dinamicità della televisione “convergente” (che ciò può essere fruita su più strumenti e piattaforme, PC, tablet, cellulare ecc.), con un “simulcast” su tutte le altre reti del gruppo che ha portato l’ascolto complessivo a oltre due milioni di telespettatori e uno share del 7,7%.

Crozza sembra diventato insomma un “brand televisivo” capace di spostare un pubblico rilevante su un piccolo canale digitale, aprendo nuove prospettive di mercato e anche di programmazione per la cosiddetta “popolazione convergente”.

di Chicco Agnese

 

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