DAVID, AVANTI I GIOVANI. MA NON TROPPO

I vincitori: Che La pazza gioia” di Paolo Virzì fosse il vincitore annunciato, almeno nella categoria Miglior Film, era cosa risaputa. Un’eventualità talmente probabile che ieri, sulla pagina di Wikipedia, c’era chi ci aveva scommesso fin dalla mattina. Delle 17 nomination per il film, Virzì ne ha incassate cinque (miglior film, miglior regia, migliore attrice protagonista, scenografo e acconciatore), lasciando il resto agli altri due talenti, entrambi under 40, che avevano prenotato il podio: Matteo Rovere con Veloce come il vento (6 premi vinti tra cui miglior attore protagonista, fotografia e montaggio) e Edoardo De Angelis con Indivisibili (6 premi tra cui miglior sceneggiatura, produttore, attrice non protagonista e – sarebbe stato uno scandalo altrimenti – le musiche). Miglior regista esordiente Marco Danieli con La ragazza del mondo (peraltro già premiato da Fabrique lo scorso dicembre), David Giovani a In guerra per amore di Pif.

Gli sconfitti: Tanti. A partire da Marco Bellocchio, che con Fai bei sogni non ha vinto nessuna statuetta delle dieci per cui era stato nominato. È tornato a mani vuote anche Mine di Fabio Guaglianone e Fabio Resinaro, così come Piuma di Roan Johnson, il cui cast in stato di grazia avrebbe meritato qualcosa di più – almeno in fase di nomination.

Ma il grande sconfitto della serata è Fiore di Claudio Giovannesi: premiato una sola volta, con il riconoscimento a Valerio Mastandrea come miglior attore non protagonista, Fiore avrebbe meritato di più. Difficile per tema e costruzione, realizzato in condizioni se non estreme non certo di comodo, avrebbe potuto incassare senza colpo ferire un premio per la produzione, alla coraggiosa Pupkin di Rita Rognoni, riuscita a girare in carcere e a portare il film a Cannes. Avrebbe potuto ricevere un riconoscimento per l’eccezionale performance della sua attrice protagonista, Daphne Scoccia: senza nulla togliere alla brava Valeria Bruni Tedeschi, un David avrebbe potuto incoraggiarne la carriera, darle una rete protettiva, una piccola certezza. E per tutte queste ragioni Giovannesi avrebbe dovuto vincere la regia: per aver saputo mettere insieme i pezzi di un puzzle complesso (a partire dagli attori), per averci creduto con passione, per aver girato la “sua” storia senza compromessi.

Ma forse un podio con tre trentenni, accanto a un giovane maestro come Virzì, sarebbe stato davvero troppo rivoluzionario.

La cerimonia: Chiunque ricordi il siparietto indecoroso tra Paolo Ruffini e Sophia Loren durante l’ultima cerimonia a gestione RAI, converrà che il passaggio a Sky resta una misura di sicurezza indispensabile. Cattelan ha condotto con garbo (anche troppo) una macchina che pecca ancora di autoreferenzialità: funzionano i siparietti comici sul cinema italiano, funzionano i tempi rigorosi, il red carpet, il palco, la confezione da grande evento. Quel che non va è la platea. Sono gli stessi premiati i primi a non credere a quello che stanno facendo. Quando per una standing ovation di 120 secondi ne servono 70 per far alzare tutti in piedi, allora c’è un problema.

Dovrebbe essere chiaro, alla platea dei David, che su quel palco non si sale da artisti, ma da star. Bisogna crederci, perché la confezione – tappeto rosso, lustrini, vestiti – promette questo agli spettatori. Agli invitati perciò non si richiede un intellettuale distacco, ma una performance completa. Basterebbe prepararsi un discorso decente da fare sul palco (come hanno fatto Stefano Accorsi e Valerio Mastandrea), o inventarsi qualcosa di più scoppiettante per animare il momento (grazie, Valeria Bruni Tedeschi).

Considerino, gli autori di Cattelan, la possibilità di sferzare con un pizzico di cattiveria quella platea impigrita e comodamente adagiata nel proprio status. Potrebbe far comodo, a tal scopo, mescolare gli artisti e la loro poesia con il pubblico e la realtà dell’entertaining moderno. Va bene Manuel Agnelli, va bene Eva Riccobono. Ma sarebbe stato così scandaloso se su quel palco fossero saliti Bello Figo o Chiara Ferragni?

 di Ilaria Ravarino

TUTTI I PREMI

MIGLIOR FILM

La pazza gioia prodotto da Marco BELARDI per Lotus Production (una società di Leone Film Group) con Rai Cinema per la regia di Paolo VIRZÌ

MIGLIORE REGISTA

Paolo VIRZÌ per il film La pazza gioia

 MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE

Marco DANIELI per il film La ragazza del mondo

MIGLIORE SCENEGGIATURA

Nicola GUAGLIANONE, Barbara PETRONIO, Edoardo DE ANGELIS per il film Indivisibili

MIGLIORE SCENEGGIATURA ADATTATA

Gianfranco CABIDDU, Ugo CHITI, Salvatore DE MOLA per il film La stoffa dei sogni

MIGLIORE PRODUTTORE

Attilio DE RAZZA, Pierpaolo VERGA per il film Indivisibili

 MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

Valeria BRUNI TEDESCHI per il film La pazza gioia

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA

Stefano ACCORSI per il film Veloce come il vento

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Antonia TRUPPO per il film Indivisibili

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA

Valerio MASTANDREA per il film Fiore

MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA

Michele D’ATTANASIO per il film Veloce come il vento

MIGLIORE MUSICISTA

Enzo AVITABILE per il film Indivisibili

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE

“ABBI PIETÀ DI NOI” musica, testi di Enzo AVITABILE interpretata da Enzo AVITABILE, Angela e Marianna FONTANA per il film Indivisibili

MIGLIORE SCENOGRAFO

Tonino ZERA per il film La pazza gioia

MIGLIORE COSTUMISTA

Massimo CANTINI PARRINI per il film Indivisibili

MIGLIOR TRUCCATORE

Luca MAZZOCCOLI per il film Veloce come il vento

MIGLIOR ACCONCIATORE

Daniela TARTARI per il film La pazza gioia

MIGLIORE MONTATORE

Gianni VEZZOSI per il film Veloce come il vento

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA

Presa diretta: Angelo BONANNI – Microfonista: Diego DE SANTIS – Montaggio e Creazione suoni: Mirko PERRI – Mix: Michele MAZZUCCO per il film Veloce come il vento

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI

Artea Film & Rain Rebel Alliance International Network per il film Veloce come il vento

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA

Io, Daniel Blake, di Ken LOACH (Cinema)

MIGLIOR FILM STRANIERO

Animali notturni, di Tom FORD (Universal Pictures)

DAVID GIOVANI

In guerra per amore, di Pierfrancesco DILIBERTO

 MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO

Crazy for football, di Volfango DE BIASI

 MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

A casa mia, di Mario PIREDDA

DAVID SPECIALE ALLA CARRIERA

Roberto Benigni

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