Matilda de Angelis

Foto: Roberta Krasnig

 

La star ventunenne di Veloce come il vento, talento in inarrestabile ascesa, svela il suo incontro inaspettato col grande schermo, l’inesauribile amore per la musica e cosa il futuro ha in serbo per lei.

La giovanissima bolognese, grintosa e sicura di sé, confessa subito che la strada della recitazione non era affatto tra i suoi piani: «Ho sempre sognato di fare la musicista. Da quattro anni canto nel mio complesso, i Rumba de bodas, con cui mi sono esibita anche in giro per l’Europa. Coltivo tuttora la passione per la musica, mentre il mio ingresso nel mondo del cinema è stato decisamente inaspettato. Un amico mi ha proposto di fare un provino perché Matteo Rovere cercava una non professionista. Quando mi hanno presa ero spaventata, non mi sentivo affatto all’altezza. Matteo Rovere mi ripeteva che se ero stata scelta c’era un motivo e, pian piano, ho vinto ogni resistenza trovando un mio equilibrio in una normalità atipica».

Che bilancio tracceresti di questa prima ma importante esperienza?

Ho imparato a stare sul set giorno dopo giorno, grazie alla collaborazione degli altri. Soprattutto di Rovere, un amico prima che un regista, e di Stefano Accorsi, un artista generoso e vitale. Così si è accesa in me la passione. Un amore e tante nuove amicizie. È strano che un’esperienza così intensa e irripetibile coincida con la scoperta e l’inizio di tutto. Mi son detta che anche se la mia carriera da attrice fosse finita lì, ne sarebbe valsa la pena. Mi aspettavo il successo del film, pur avendo vissuto il set come in apnea. Addirittura non ricordavo di aver girato molte scene: mi sentivo sullo stesso piano degli spettatori. Questo è stato positivo, poiché sono molto autocritica e guardarmi con distacco mi ha aiutato ad apprezzare meglio il mio lavoro. Il riscontro del pubblico mi ha reso felicissima e orgogliosa, pur rimanendo con i piedi per terra!

E tu con che cinema – e musica – sei cresciuta?

Mio padre è un divoratore di note e di celluloide. Mi ha fatto appassionare alla musica rock anni ’80 e ancora oggi mi fa scoprire nuovi artisti. Tra i miei miti ci sono Bowie, i Radiohead, i Beatles. Pian piano ho trovato anche una direzione che assecondasse di più le mie ricerche musicali. Per quanto riguarda il cinema, sempre grazie ai miei, ho imparato ad amare Lynch, Scorsese, Tarantino e Gondry.

Quali qualità non può non avere un bravo attore, secondo te?

Assolutamente l’elasticità mentale. Deve essere disposto a distruggere le proprie sicurezze per crearne di nuove. Può essere difficile accettare le critiche, ma è fondamentale farlo, pur mantenendo una propria identità. Bisogna cercare un contatto con le emozioni più profonde, tenere le valvole emotive aperte per dare verità al proprio personaggio. Non ultimo, essere seri e professionali e avere rispetto per la troupe. In realtà non mi sento indicata a dare consigli a chi voglia intraprendere la carriera cinematografica, direi solo di non abbattersi e non rinunciare, mettersi in gioco come essere umano e lavorare con costanza, facendo dei propri difetti una forza.

Dopo il grande schermo, ti sei cimentata nel cortometraggio, nella fiction e nel videoclip. La musica sembra andare di pari passo con il tuo percorso da attrice.

Esatto, sono onorata di aver preso parte come attrice al videoclip Tutto qui accade dei Negramaro. Li stimo tantissimo e mi sono prestata al progetto con entusiasmo. Anche nella fiction Tutto può succedere mi esibisco live e in Veloce come il vento canto la canzone dei titoli di coda. Tra i vari set, invece, cambia inevitabilmente il tempo da dedicare al progetto. L’empatia con le persone con cui collaboro per me rappresenta il 50% del lavoro. Nella fiction eravamo diventati come una famiglia, e questo viene percepito dallo spettatore. In un corto o in un videoclip è difficile che si crei coesione.

Il corto Radice di 9 di Daniele Barbiero, ad esempio, è stata un’esperienza splendida però si nota che tra gli attori non c’era confidenza, perché ci eravamo appena conosciuti. Un altro aspetto interessante della recitazione consiste nell’affrontare sempre nuovi personaggi. Finora ho prestato il volto a ragazze oscure e tormentate alla Giulia De Martino eppure, allo stesso tempo, diversissime da lei. Ho avuto modo di crescere e essere diversa da quel che sono sempre stata, tirando fuori parti di me chiuse a chiave per raccontare una verità. Sto interpretando tante ragazzine incazzate, ma tutte a modo loro.

Cosa puoi dirci dei tuoi progetti futuri?

Sarò protagonista di due film: Youtopia di Berardo Carboni, con Donatella Finocchiaro e Alessandro Haber e Una Famiglia di Sebastiano Riso, con Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel. Poi ci sarà la seconda stagione di Tutto può succedere.

di Chiara Carnà

Stylist: Stefania Sciortino
Abiti: Manila Grace
Makeup: Nicoletta Pinna@Simone Belli Agency – using: ALIKA Cosmetics
Hair: adrianococciarelli@harumi
Realizzato in collaborazione con Massimo Ferrero Cinemas, nella storica location del Cinema Teatro Adriano di Piazza Cavour

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